29/01/2010
Iran: Amnesty International condanna l'esecuzione "shock" di due manifestanti
Iran. Dopo gli ormai ripetitivi e retorici sproloqui contro il popolo ebraico nel Giorno della Memoria da parte della classe dirigente iraniana (il capo di stato Mahmud Ahmadinejad e l'Ayatollah Khamenei), nuove ingiuste condanne a morte sono state eseguite nell'antico Impero Persiano.
Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour sono stati impiccati ieri, giovedì 28 gennaio, dopo essere stati giudicati colpevoli, al termine di un processo iniquo, di ‘comportamento ostile a Dio’ e di appartenenza all’Anjoman e-Padeshahi e-Iran (Api), un gruppo fuorilegge che chiede il ritorno della monarchia.
Amnesty International ha condannato l’esecuzione di queste due persone, arrestate durante le proteste che si sono susseguite in Iran dall’indomani del contestato esito delle elezioni dello scorso anno...continua su SBN Global Services
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15/01/2010
Terremoto a Haiti - Intervista al dottor Greg Elder di MSF a 24 ore dal sisma
Il Dr. Greg Elder è uno dei coordinatori di MSF a Haiti. La sezione italiana di Medici Senza Frontiere (la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie) lo ha contattato a Port-au-Prince 24 ore dopo il terremoto.
QUAL È LA SITUAZIONE SUL TERRENO DA QUANDO IL TERREMOTO HA COLPITO HAITI? Siamo stati in grado di comunicare rapidamente con le equipe dopo il terremoto e di mantenere un contatto con loro per gran parte della notte (tra il 12 e il 13 gennaio) e gran parte della giornata di oggi (13 gennaio), ma certamente le comunicazioni rimangono problematiche. Ciò che sappiamo in questo momento - e il nostro team è stato in grado di fornirci un quadro della situazione di quanto accaduto nel corso della serata (del 13 gennaio) - è che la situazione è caotica. La gente è per strada, non sa dove andare, dove rivolgersi per ricevere aiuto. Abbiamo dovuto girare a piedi per le strade per valutare il livello dei danni alle nostre strutture sanitarie e anche in altre per potere capire se all’indomani del terremoto ci sarebbero state strutture sanitarie funzionanti. La maggior parte della popolazione continua a dormire all’aperto per paura di rimanere all’interno di edifici danneggiati, e questo vale anche per la maggior parte dei nostri operatori...continua su SBN Global Services
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18/12/2009
Diritti Umani. Mongolia, un anno e mezzo dopo la repressione: il nulla
Brutalità. Violenza. Sopraffazione. Morte. Come a Pechino nel 1989. Come in Cecenia nel 1994. Come a Tehran nel 2009. Come in tutte quelle operazioni militari capeggiate dagli Stati Uniti & soci che non hanno fatto altro che deporre un despota e insediare una marionetta al soldo delle proprie lobby economiche.
Tutti in piedi. Anzi, tutti sotto terra. Irrompe il pugno forte. Spadroneggiano i fucili. La popolazione civile di fronte soccombe. C'è da lavorare per i becchini. Un'altra giornata nel mondo post Dichiarazione Universale dei Diritti Umani...continua su SBN Global Services
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11/12/2009
Amnesty International: "Iran, mai così tante violazioni come negli ultimi 20 anni"
In principio ci fu lo Scià di Persia, poi la rivoluzione Khomeinista del 1979. Da qualche anno spadroneggia indisturbata la coppia Ali Khamenei & Mahmud Ahmadinejad, dittatori oscurantisti incapaci di vivere nel ventunesimo secolo, che obbligano la nazione a fare lo stesso. Con le buone o con le cattive.
E come in ogni dittatura che si rispetti, le forze politiche al potere dicono che va tutto bene. I nemici sono all'esterno. Qualunque intrusione è vista con sospetto e timore di sovversione (vedi quattro surfisti inglesi), poiché potenziali sobillatori di giovani menti. È davvero tutto così lindo in Iran? “La situazione dei diritti umani in Iran è la più negativa degli ultimi 20 anni” ha dichiarato Amnesty International, presentando un rapporto sulla repressione seguita alle elezioni presidenziali di giugno...continua su SBN Global Services
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19/11/2009
Amnesty International, dalla parte dei bambini
Ventesimo anniversario. “Diritti”. “Infanzia”. Che strane che sono queste due parole. Come pensare diversamente di fronte all’immane sfruttamento del mondo minorile che ancora imperversa nel mondo. E non mi riferisco solo a quello più evidente, ma parlo anche delle giovani menti cui viene negata la possibilità di esprimersi. Inizia così. Il disfacimento inizia così. Bambini soldato, violentati, abbandonati da famiglie schiacciate dalla produttività più esasperante.
E poi? Il corpo diventa un terrapieno di cicatrici. Pronto a esplodere..continua su SBN Global Services
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05/01/2009
NON SPEGNETE LA STELLA
Pesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti, questa è guerra, guerra, guerra; qualcuno provi a fermarli. Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento; è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”. Questo disperato appello del parroco di Gaza è stato raccolto da Pax Christi, che con UN COMUNICATO ha provato a scuotere la pesantissima indifferenza con cui in Italia si sta assistendo al massacro di un'intera popolazione, per metà minori. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. Dopo una settimana di bombardamenti e centinaia di morti, i carri armati hanno invaso la Striscia, seminando morte casa per casa, distruggendo in un bagno di sangue luoghi di culto e ospedali, scuole e centrali elettriche. Se vergognosi sono il silenzio consenziente dei Governi e la paralisi delle Nazioni Unite, inaccettabile è il nostro assistere attoniti e rassegnati a questo crimine di guerra, senza condividere almeno un sussulto di indignata protesta.
Attiviamoci subito per compiere UN GESTO simbolico, che stimoli più profonde prese di coscienza e diffonda un ampio rifiuto della logica dell'annientamento e della morte. Nelle nostre case, nelle nostre chiese, lì dove splende il segno della STELLA COMETA, annuncio di luce e speranza per ogni uomo e donna, proponiamo di LISTARE A LUTTO LA STELLA DEI MAGI, perché sia percepibile la nostra vicinanza a tutti coloro che stanno piangendo i loro cari, ed evidente il nostro fermo NO alla distruzione, ai bombardamenti, alle uccisioni di centinaia di persone innocenti.
Proponiamo occasioni di riflessione con UNA PREGHIERA di supplica per la pace che, ispirata alla Solennità dell'Epifania, potrà essere diffusa lungo tutto il mese di Gennaio, tradizionalmente dedicato alla pace.
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04/12/2008
A: Medici Senza Frontiere assiste le vittime delle inondazioni
In seguito alle gravi inondazioni che la scorsa settimana hanno colpito diverse zone della Colombia, le equipe di Medici Senza Frontiere (MSF) si sono recate sul fiume San Juan per valutare la situazione tra Istmina e San Miguel. Tutti i villaggi a sud di Bebedo sono stati gravemente colpiti, alcuni completamente sommersi dall’acqua. A Bebedo, solo 40 case su 350 non hanno subito danni, mentre a Dipurdu, un villaggio che conta circa 1200 persone, almeno il 70% degli edifici è stato sommerso dall'acqua.
La maggior parte delle fonti d’acqua risultano contaminate, il cibo scarseggia, il sistema elettrico e quello idrico sono stati tagliati; per far fronte a questa situazione, il team di MSF ha deciso di effettuare alcune attività di emergenza. Durante il fine settimana sono stati distribuiti cinque tonnellate di prodotti alimentari - riso, pasta, patate, platano, uova, etc. - e 3.000 litri di acqua in cinque delle località più colpite dalle inondazioni. Più di 2000 persone nei villaggi di Bebedo, Primavera, Paimadocito, Dipurdu e San Miguel hanno ricevuto teli di plastica e coperte.
Le cliniche mobili di MSF, attive lungo il fiume San Juan da agosto 2006, si sono organizzate per concentrare le attività sulle comunità più colpite.
Nel Dipartimento di Cauca, un team di MSF ha assistito le vittime dell’eruzione del vulcano Nevado de Huila, iniziata lo scorso 20 novembre, che ha provocato una valanga di fango e un preoccupante innalzamento del livello dei fiumi. Migliaia di persone sono state costrette a cercare rifugio in ripari di fortuna; molte sono rimaste isolate a causa della distruzione di almeno sei ponti. Il Dipartimento di Huila è stato colpito in misura minore e l'intervento del nostro team non è stato necessario.
Nelle zone più isolate nella zona di Páez, da Tafinú a Inżá, il team di MSF ha distribuito 1.200 coperte, caraffe per raccogliere l'acqua, coperte di plastica e kit sanitari.
MSF segue da vicino l’attività sismica nella zona per intervenire tempestivamente in caso di necessità. Secondo l’Istituto colombiano Ingeominas, l’attività sismica del vulcano continua, come dimostrano i gas e le ceneri provenienti dalla parte più alta della montagna.
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03/12/2008
Medici Senza Frontiere assiste circa 200 migranti
Medici Senza Frontiere assiste circa 200 migranti
sopravvissuti ad uno sbarco nello YemenAhwar(Yemen)-Roma, 3 dicembre 2008 – Gli operatori di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno prestato assistenza a 164persone sbarcate su una spiaggia nei pressi di Ahwar, nel Sud dello Yemen, il primo di dicembre, dopo che avevano compiuto un difficile viaggio durato due giorni a bordo di imbarcazioni salpate dalla Somalia settentrionale.
Almeno 24 persone non sono sopravvissute al viaggio. La maggior parte dei corpi sono stati rinvenuti l’altro ieri in spiaggia e molti altri ieri.
Un totale di 195 rifugiati e migranti hanno compiuto il viaggio su due imbarcazioni sovraffollate, partite dal porto della città di Bosaso, nella regione settentrionale del Puntland. I migranti sono stati obbligati dai trafficanti a gettarsi in mare quando si trovavano a 400 metri dalla costa dello Yemen. Alcuni sopravvissuti sono stati curati da MSF per ferite da pugnale: i trafficanti li hanno accoltellati al loro rifiuto di gettarsi in acqua quando ancora si trovavano in mare aperto.
Il 60% dei sopravvissuti di quest’ultimo viaggio era di origine etiope, il resto erano somali. Le barche cariche di migranti arrivano costantemente sulle coste meridionali dello Yemen. Si tratta in maggioranza di cittadini della Somalia in fuga da guerra e persecuzioni. Gli etiopi raccontano di fuggire dalla violenza che colpisce alcune zone del paese. Dall’inizio dell’anno, 350 persone sono morte tentando il viaggio. Il dato è probabilmente troppo basso, dal momento che molti corpi sono dispersi in mare e altri vengono sepolti velocemente e senza annunci dagli abitanti dei villaggi lungo le coste.
La testimonianza di una migrante
Un bambino di un anno e mezzo ha raggiunto la costa insieme alla zia di vent’anni. Erano partiti da Bosaso con la mamma di 24 anni, dopo aver viaggiato dalla regione di Oromo, in Etiopia, verso la Somalia settentrionale, in cerca di una vita migliore in Yemen. La zia del bambino ha cercato invano la propria sorella in spiaggia, anche lei gettata in mare. Sette ore dopo, un pescatore yemenita ha trovato la mamma del bambino in acqua, viva per miracolo.
“La barca era piena di gente. Cibo e acqua erano solo per i trafficanti, – ha raccontato la donna – per noi non c’era niente. Se ci muovevamo, ci prendevano a calci. Se qualcuno moriva sulla barca, lo gettavano in mare: l’ho visto con i miei occhi”.Ventiquatt’ore dopo la terribile esperienza vissuta, era ancora molto scossa ed esausta e camminava con fatica. “Ieri ero in mare – ha detto con un filo di voce – e non so come mi sono salvata. Solo oggi riesco a parlare. Adesso non so dove sono, ma vorrei andare nello Yemen”.
Il progetto di Medici Senza Frontiere in Yemen
Dall’inizio del 2008, MSF nello Yemen meridionale ha curato 8mila persone arrivate in barca. Ai sopravvissuti viene prestata assistenza medica d’urgenza in spiaggia, vengono consegnati vestiti asciutti e alimenti ad alto valore nutritivo. Poi vengono trasportati al Centro di prima accoglienza delle Nazioni Unite nella città di Ahwar, dove MSF ha una clinica medica e presta assistenza psicologica. MSF ha avviato il progetto nello Yemen del Sud a settembre del 2007. A giugno del 2008, MSF ha pubblicato il rapporto dal titolo “No Choice”, che documenta le condizioni del pericoloso viaggio verso lo Yemen e con il quale si chiede maggiore assistenza alle migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in fuga dai loro paesi. Il rapporto in pdf (in inglese): http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/file/comunicati_stampa/rapporto_Yemen_ING.pdf
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08/11/2008
IRAN: MINORENNE IMPICCATO PER OMICIDIO
IRAN: MINORENNE IMPICCATO PER OMICIDIO
30 ottobre 2008: un giovane afghano è stato impiccato in Iran per un omicidio commesso all’età di 17 anni.
La notizia dell’esecuzione è comparsa sul sito web delle autorità giudiziarie di Isfahan, che identifica il ragazzo solo come Gholamreza H., 19 anni, riconosciuto colpevole di un omicidio risalente al 20 novembre 2006.
Due settimane fa, il Vice Procuratore di Stato iraniano, Hossein Zabhi, ha dichiarato che una nuova direttiva dell’autorità giudiziaria proibisce nel paese l’esecuzione di minorenni riconosciuti colpevoli di reati di droga, mantenendo tuttavia la pena di morte per quelli colpevoli di omicidio.
In base alla direttiva – ha spiegato Zabhi – i giudici continueranno nel rispetto delle leggi islamiche iraniane ad emettere condanne a morte nei confronti di minori di 18 anni responsabili di omicidio, nel caso in cui la famiglia della vittima non accetti il pagamento del “prezzo del sangue”, accordando il perdono al colpevole.
"Non possiamo rifiutare alla famiglia della persona uccisa il diritto legale di reclamare la ‘qisas’, il principio cioè dell’occhio per occhio”, ha detto il Vice Procuratore.
La pena di morte è prevista in Iran per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga.
Per saperne di piu' : http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-36317120081104
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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH
GIAPPONE: MINISTRO GIUSTIZIA, IPOTESI ABOLIZIONISTA ‘NON APPROPRIATA’
4 novembre 2008: il Ministro della Giustizia giapponese ha respinto l’ipotesi di abolire la pena di morte nel paese. “Non è appropriato mettere fine alla pena capitale”, ha detto il ministro Eisuke Mori in conferenza stampa, dopo una riunione del Consiglio dei ministri.
Le dichiarazioni di Mori giungono dopo che, la scorsa settimana, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite aveva chiesto al Giappone di considerare l’ipotesi abolizionista, senza farsi condizionare dalla propria opinione pubblica, in larghissima parte favorevole al mantenimento della pena.
Nel suo primo rapporto sul Giappone in 10 anni, il Comitato ha sottolineato come spetti al governo di Tokyo dare impulso al dibattito sull’abolizione della pena di morte, chiedendo alle autorità nipponiche di informare la popolazione, rendendola consapevole di quanto possa essere desiderabile la sua eliminazione.
Lo scorso 28 ottobre due uomini sono stati impiccati in Giappone per omicidio, portando così a 15 le esecuzioni praticate nel paese dall’inizio dell’anno.
I giustiziati – ha reso noto il Ministero della Giustizia - sono Michitoshi Kuma, 70 anni, e Masahiro Takashio, 55, riconosciuti colpevoli rispettivamente del sequestro e omicidio di due bambine nel 1992 e degli omicidi a scopo di rapina di due donne nel 2004.
Le 15 impiccagioni praticate finora quest’anno rappresentano un record dal 1975, anno in cui le esecuzioni in Giappone furono 17.
Per saperne di piu' : http://afp.google.com/article/ALeqM5jgQeXaWHHNsj3IN6Lc0CT_8A4LWA
PAKISTAN. ‘CYBER-TERRORISMO’ PUNIBILE CON LA MORTE
6 novembre 2008: chiunque provochi il decesso di persone attraverso il "cyber-terrorismo" potrà essere punito in Pakistan con la morte, in base ad un decreto promulgato dal Presidente Asif Ali Zardari.
La legge sulla Prevenzione dei Reati Elettronici sarà applicata a tutti coloro che commettono crimini contro la sicurezza nazionale attraverso l’uso di computer o di altri congegni elettronici, indipendentemente da nazionalità o luogo di residenza, stabilisce l’ordinanza del governo.
Il testo definisce "cyber-terrorismo" l’accesso ad una rete informatica o sistema elettronico da parte di qualcuno che “consapevolmente voglia commettere un atto terroristico o tenti di farlo”.
La legge elenca una serie di “atti terroristici”, inclusi furto e riproduzione, o tentato furto e riproduzione, di informazioni classificate come necessarie per la realizzazione di qualsiasi tipo di arma chimica, biologica o nucleare.
Stabilisce inoltre pene da tre a 10 anni di carcere per altri reati come l’ingresso illegale nei sistemi elettronici di qualsiasi installazione classificata come sensibile, la frode e la contraffazione elettronica, il danneggiamento di sistemi, l’accesso non autorizzato a codici ed il loro uso improprio.
Per saperne di piu' : http://www.asianews.it/index.php?l=en&art=13695&size=A
TANZANIA: SONO 286 I PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
31 ottobre 2008: sono 286 i prigionieri del braccio della morte in Tanzania, ha detto all’Assemblea Nazionale il vice-ministro per gli Affari Interni Hamisi Kagasheki.
Il Vice-ministro rispondeva al deputato Ponsiano Nyami, del CCM (Partito della Rivoluzione), che aveva chiesto informazioni sul numero di detenuti nel braccio della morte, sul numero di impiccagioni e sul periodo più lungo trascorso da un prigioniero in attesa dell’esecuzione.
L’attesa più lunga è stata di 25 anni, ha detto Kagasheki, sottolineando che la pena di morte rappresenta una questione molto controversa e che “uccidere qualcuno è una cosa molto seria”.
L’ultima esecuzione praticata in Tanzania risale al 1994, ha aggiunto il Vice-ministro.
Il deputato Nyami ha domandato perchè il Presidente non firmi ordini di esecuzione, evitando così i costi relativi al mantenimento di persone che dovrebbero morire.
Tenere così a lungo i prigionieri nel braccio della morte – ha aggiunto Nyami – rappresenta un’inutile tortura psicologica, dal momento che i prigionieri vivono costantemente nell’angoscia.
Intanto, gli attivisti tanzaniani del “Legal and Human Right Centre” (LHRC), e del Southern Africa Human Rights Non-Governmental Organizations (SAHRINGON), hanno recentemente dato vita ad una marcia per chiedere al governo di abolire la pena di morte, considerata una violazione del diritto alla vita.
Da parte sua, il Governo ha già detto quest’anno, attraverso il ministro della Giustizia e della Costituzione Mathias Chikawe, che sta raccogliendo opinioni sull’abolizione o meno della pena di morte.
Per saperne di piu' : http://ippmedia.com/ipp/guardian/2008/11/01/125521.html
SOMALIA: LA RAGAZZA LAPIDATA AVEVA 13 ANNI
31 ottobre 2008: la giovane lapidata il 27 ottobre nella città somala di Kismayo aveva soltanto 13 anni e non 23, come ritenuto in un primo momento da alcuni giornalisti locali sulla base del suo aspetto fisico.
Lo rende noto Amnesty International, aggiungendo che la giovane - Aisha Ibrahim Duhulow – era stata accusata di adulterio dopo che lei stessa aveva tentato di denunciare lo stupro subito da tre uomini.
La lapidazione è avvenuta in uno stadio ad opera di membri della milizia islamica Al-Shabab, che controlla la città portuale di Kismayo, davanti a circa 1.000 spettatori.
La detenzione subita avrebbe stremato Aisha a tal punto da sconvolgere la sua salute mentale, secondo diversi testimoni.
Nessuno degli uomini da lei indicati come autori dello stupro è stato arrestato.
È la prima lapidazione di cui si abbia notizia in Somalia dalla fine del 2006, da quando cioè le truppe del governo transitorio di Mogadiscio hanno sconfitto le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia.
I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto hanno riconquistato Kismayo, imponendo leggi ispirate alla più severa concezione dell'Islam.
Per saperne di piu' : http://www.guardian.co.uk/world/2008/nov/03/somalia-rape-amnesty
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02/11/2008
RDC: CATASTROFE IN VISTA
AMNESTY INTERNATIONAL: CATASTROFE IN VISTA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO SE LE TRUPPE DELLE NAZIONI UNITE NON SARANNO RINFORZATE
Amnesty International ha dichiarato oggi che la situazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria, a meno che la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite (Monuc) non riceva rinforzi adeguati a proteggere i civili.
‘Sollecitiamo il Consiglio di sicurezza a fornire immediata assistenza alle truppe Onu, sotto forma di ulteriore personale, supporto aereo e altro equipaggiamento. Solo cosi’ sara’ possibile interrompere gli attacchi dei gruppi armati contro la popolazione civile e rafforzare l’embargo Onu sull’Rdc, coerentemente col mandato attuale della Monuc’ – ha dichiarato Tawanda Hondora, vicedirettore del Programma Africa di Amnesty International.
La crisi umanitaria e dei diritti umani nella regione orientale dell’Rdc si e’ acuita all’inizio del mese, quando il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidato dall’ex generale Laurent Nkunda, ha lanciato una nuova offensiva contro le forze governative minacciando di
prendere Goma, la capitale della provincia.
L’accordo di pace siglato quest’anno a gennaio non ha fermato il conflitto nel Nord Kivu. I combattimenti coinvolgono l’esercito regolare congolese (Fardc), il Cndp dell’ex generale Nkunda, varie milizie locali mayi-mayi e un altro gruppo armato, le Forze democratiche ruandesi per la liberazione del Ruanda (Fdlr).
‘La comunita’ internazionale non deve rimanere a guardare in un momento in cui il conflitto nell’est del paese rischia di degenerare ai livelli di violenza del periodo 1998 – 2002, quando morirono tre milioni di persone. Questa cosa non deve succedere ancora una volta’ – ha ammonito Hondora. ‘I leader mondiali devono premere sulle parti in conflitto, specialmente sul Cndp, e sui governi che possono esercitare influenza, come quello del Ruanda, per impedire ulteriori vittime civili’.
Anche nella regione dell’Ituri c’e’ stata una significativa ripresa della violenza dei gruppi armati, mentre nel distretto di Haut-Ue’le’, nella provincia orientale, gli attacchi contro i civili e i rapimenti di bambini da parte dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), il gruppo armato di opposizione ugandese, si sono intensificati costantemente nell’ultimo anno.
A causa di questa nuova esplosione di violenza, gli sfollati hanno superato la cifra di un milione. Intere comunita’ sono state sradicate dalle proprie terre e le peggiori conseguenze le hanno subite donne, bambini e anziani.
La Monuc ha il mandato di garantire la protezione dei civili, compreso il personale umanitario, da imminenti minacce di violenza fisica.
Amnesty International sollecita una ferma azione internazionale per spingere i governi dell’Rdc e del Ruanda a rispettare gli impegni assunti con la dichiarazione congiunta firmata a Nairobi nel novembre 2007, in particolare quelli di porre fine alla reciproca propaganda negativa e di astenersi dal fornire sostegno ai gruppi armati, compresi il Cndp e l’Fdlr.
‘Gli attacchi deliberati o indiscriminati contro i civili o contro i peacekeeper che stanno svolgendo il proprio dovere di proteggere i civili, costituiscono crimini di guerra. I civili stanno subendo le conseguenze peggiori e tutto questo non puo’ andare avanti’ – ha concluso Hondora.
Amnesty International chiede inoltre a tutte le parti in conflitto di garantire che le agenzie di soccorso umanitario non siano intralciate nella fornitura di aiuti umanitari agli sfollati e ai feriti.
Dal 1998 oltre cinque milioni di persone sono morte nel conflitto dell’Rdc.
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