08/01/2008
OGGI JEREMY "HA PARLATO" IN CLASSE
si può anche leggere su Il Reporter (www.ilreporter.com)
link diretto: www.ilreporter.com/articolo.aspx?LANG=ITA&IDCAT=2&IDART=524&PAGE=1
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
È l’8 gennaio 1991 quando a Richardson, cittadina dello stato americano del Texas, Jeremy Wade Delle, un sedicenne come tanti altri, entra in classe armato della 347 Magnum del padre e si tira un colpo alla testa.
Un gesto che non lascia il tempo a ripensamenti, a corse in ospedale. Jeremy muore lì, dinnanzi allo sguardo attonito dell’insegnante e dei compagni di classe.
Quegli stessi che lo avevano ironicamente ribattezzato “the loner” (il solitario), assistono impotenti a una vita spezzata per sempre.
Inutile scrivere il perché un ragazzo sia arrivato a un simile gesto, a cosa ha portato un adolescente a interrompere per sempre la propria vita.
Vorrei che iniziassimo a riflettere sul fatto che chiunque di noi ha la sua reazione alla vita. Alla sofferenza. Alla cattiveria. Che spesso le ricette migliori sono i buoni sentimenti.
Qualcuno è più debole di altri. Il mondo è pieno di Jeremy accanto a noi. E potremmo essere stati noi stessi causa della sua fine con un gesto. Una parola. Un’offesa. O con l’indifferenza. O ancora peggio, vedendo senza agire.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della sanità, nel 2000 sono morte suicide circa un milione di persone.
Negli ultimi quarantacinque anni il tasso di suicidio è cresciuto del 65 per cento in tutto il mondo e oggi il togliersi è la vita è considerato una delle tre principali cause di morte fra gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni, in entrambi i sessi.
Un dato preoccupante è che il tasso di suicidi era sempre stato più alto fra gli anziani di sesso maschile, ma le percentuali sono talmente cresciute fra i giovani, che oggi rappresentano il gruppo a maggior rischio in un terzo dei Paesi, a prescindere dal reddito.
A far conoscere la storia di questo ragazzo, la rock-band americana Pearl Jam. Nel loro album d’esordio Ten, gli dedicarono Jeremy. Una canzone toccante. Famosa.
Forse anche molto incompresa. Non so quanti italiani siano a conoscenza del significato del testo che accompagna la musica.
Sentimenti come l’abbandono. La sensazione che a nessuno importi nulla di te. Tutti pensieri che non esitano a spazzare via qualsiasi diga.
Un grido di dolore lanciato nel vuoto senza eco. Nel nulla. Parole drammatiche che testimoniano la fine senza appelli. Niente replay. Nessuna altra chance.
Un gesto. Un atto. Un arrivederci. L’addio. Qualcuno riesce a fermarsi. Qualcuno come Jeremy, no. A chi toccherà la prossima volta? Riusciremo a fermarli?
Lo fanno in silenzio senza portare nessuno con loro. Lo fanno sopraffatti dalla loro tristezza, consci di aver esaurito le loro lacrime più innocenti.
Lo fanno attuando un gesto di micidiale disperazione. Lo fanno abbandonando all’oscurità la loro incompresa mano solitaria.
Compiono questo gesto senza che nessuno sappia cosa ci sia stato di così tragico da averli convinti che non esista un futuro di gioia anche per loro.
Lo fanno in un giorno che non ha nulla di diverso dagli altri. E nessuno lo ha ancora imparato. Il mondo cerca i colpevoli. La famiglia, la scuola, la società. Io vedo solo un corpo abbandonato al suolo.
Dimmelo tu ragazzo, sei soddisfatto di come calpestiamo il dono che hai restituito? L’egoismo delle nostre preghiere è peccato senza redenzione.
Questa volta accenderò due candele perché voglio credere che tu non sia più solo. Dimmelo tu ragazzo, sei soddisfatto di come ci stiamo comportando o hai ancora l’impressione che ti stiamo tutti correndo incontro?
Ecco, chiediamoci cosa si provi a dormire, accollandosi tutto il peso della notte.
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
10:10 Scritto in children | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
02/01/2007
UNITI PER I BAMBINI, UNITI CONTRO L'AIDS
da www.unicef.it
Ogni minuto, un bambino muore per cause collegate all'HIV/AIDS. Ogni giorno, 6.000 ragazzi tra i 15 e 17 anni contraggono il virus. Nel mondo, sono 15 milioni i bambini resi orfani di uno o entrambi i genitori per colpa dell'AIDS.
L'HIV/AIDS ha sempre più il volto di un bambino. Metà delle nuove infezioni colpiscono giovani sotto i 24 anni, e l'età del contagio si abbassa sempre di più. In alcuni paesi dell'Africa, un'intera generazione combatte con questa malattia sin dalla nascita.
Ma questo problema è troppo spesso ignorato dalle politiche sanitarie e sociali, dagli aiuti internazionali e dalle campagne di prevenzione. Per questo l'UNICEF afferma che i bambini sono il volto invisibile dell'AIDS.
Invertire la rotta nella lotta all'AIDS
L'UNICEF realizza programmi di lotta all'HIV/AIDS in 126 Paesi in via di sviluppo, mobilitando risorse umane ed economiche, e cooperando strettamente con i governi, le associazioni e le comunità locali.
Per dare più forza ai messaggi di prevenzione e potenziare la raccolta di fondi per i programmi sul campo, l'UNICEF e UNAIDS (l'Agenzia ONU per la lotta all'AIDS) hanno lanciato "Uniti per i bambini, Uniti contro l'AIDS" una campagna globale che di qui al 2010 si propone di invertire la rotta nella lotta alla pandemia.
un SMS SOLIDALE contro l'AIDS
Oggi stesso puoi fare un semplice gesto per contribuire a difendere l'infanzia dalla minaccia dell'HIV/AIDS, insieme all'UNICEF. Invia un SMS al numero 48589: donerai 1 € per ogni SMS spedito da un telefonino (TIM, Vodafone, Wind e 3 Italia)e 2 € per ogni chiamata da rete fissa Telecom Italia.
Diffondi questo numero a tutti i tuoi amici: l'iniziativa è valida fino al 5 gennaio 2007.Sono testimonial della Campagna i Goodwill Ambassador dell'UNICEF Italia Lino Banfi, Alessio Boni, Milly Carlucci, Carmen Consoli, Maria Rosaria Omaggio, Francesco Totti, Paolo Maldini, nonché la Nazionale Italiana femminile di Ginnastica ritmica (campione del mondo 2006), il campione di sci alpino Giorgio Rocca e l'attrice Claudia Gerini.
In allegato la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia
convenzione_diritti_infanzia.doc
15:40 Scritto in children | Link permanente | Commenti (0) | Segnala

