05/01/2009

NON SPEGNETE LA STELLA

2061298027.jpgPesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti, questa è guerra, guerra, guerra; qualcuno provi a fermarli. Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento; è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”. Questo disperato appello del parroco di Gaza è stato raccolto da Pax Christi, che con UN COMUNICATO ha provato a scuotere la pesantissima indifferenza con cui in Italia si sta assistendo al massacro di un'intera popolazione, per metà minori. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. Dopo una settimana di bombardamenti e centinaia di morti, i carri armati hanno invaso la Striscia, seminando morte casa per casa, distruggendo in un bagno di sangue luoghi di culto e ospedali, scuole e centrali elettriche. Se vergognosi sono il silenzio consenziente dei Governi e la paralisi delle Nazioni Unite, inaccettabile è il nostro assistere attoniti e rassegnati a questo crimine di guerra, senza condividere almeno un sussulto di indignata protesta.

Attiviamoci subito per compiere UN GESTO simbolico, che stimoli più profonde prese di coscienza e diffonda un ampio rifiuto della logica dell'annientamento e della morte. Nelle nostre case, nelle nostre chiese, lì dove splende il segno della STELLA COMETA, annuncio di luce e speranza per ogni uomo e donna, proponiamo di LISTARE A LUTTO LA STELLA DEI MAGI, perché sia percepibile la nostra vicinanza a tutti coloro che stanno piangendo i loro cari, ed evidente il nostro fermo NO alla distruzione, ai bombardamenti, alle uccisioni di centinaia di persone innocenti.

Proponiamo occasioni di riflessione con UNA PREGHIERA di supplica per la pace che, ispirata alla Solennità dell'Epifania, potrà essere diffusa lungo tutto il mese di Gennaio, tradizionalmente dedicato alla pace.

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04/12/2008

A: Medici Senza Frontiere assiste le vittime delle inondazioni

In seguito alle gravi inondazioni che la scorsa settimana hanno colpito diverse zone della Colombia, le equipe di Medici Senza Frontiere (MSF) si sono recate sul fiume San Juan per valutare la situazione tra Istmina e San Miguel. Tutti i villaggi a sud di Bebedo sono stati gravemente colpiti, alcuni completamente sommersi dall’acqua. A Bebedo, solo 40 case su 350 non hanno subito danni, mentre a Dipurdu, un villaggio che conta circa 1200 persone, almeno il 70% degli edifici è stato sommerso dall'acqua.

La maggior parte delle fonti d’acqua risultano contaminate, il cibo scarseggia, il sistema elettrico e quello idrico sono stati tagliati; per far fronte a questa situazione, il team di MSF ha deciso di effettuare alcune attività di emergenza. Durante il fine settimana sono stati distribuiti cinque tonnellate di prodotti alimentari - riso, pasta, patate, platano, uova, etc. - e 3.000 litri di acqua in cinque delle località più colpite dalle inondazioni. Più di 2000 persone nei villaggi di Bebedo, Primavera, Paimadocito, Dipurdu e San Miguel hanno ricevuto teli di plastica e coperte.

Le cliniche mobili di MSF, attive lungo il fiume San Juan da agosto 2006, si sono organizzate per concentrare le attività sulle comunità più colpite.

Nel Dipartimento di Cauca, un team di MSF ha assistito le vittime dell’eruzione del vulcano Nevado de Huila, iniziata lo scorso 20 novembre, che ha provocato una valanga di fango e un preoccupante innalzamento del livello dei fiumi. Migliaia di persone sono state costrette a cercare rifugio in ripari di fortuna; molte sono rimaste isolate a causa della distruzione di almeno sei ponti. Il Dipartimento di Huila è stato colpito in misura minore e l'intervento del nostro team non è stato necessario.

Nelle zone più isolate nella zona di Páez, da Tafinú a Inżá, il team di MSF ha distribuito 1.200 coperte, caraffe per raccogliere l'acqua, coperte di plastica e kit sanitari.

MSF segue da vicino l’attività sismica nella zona per intervenire tempestivamente in caso di necessità. Secondo l’Istituto colombiano Ingeominas, l’attività sismica del vulcano continua, come dimostrano i gas e le ceneri provenienti dalla parte più alta della montagna.

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03/12/2008

Medici Senza Frontiere assiste circa 200 migranti

Medici Senza Frontiere assiste circa 200 migranti
sopravvissuti ad uno sbarco nello YemenAhwar(Yemen)-Roma, 3 dicembre 2008 – Gli operatori di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno prestato assistenza a 164persone sbarcate su una spiaggia nei pressi di Ahwar, nel Sud dello Yemen, il primo di dicembre, dopo che avevano compiuto un difficile viaggio durato due giorni a bordo di imbarcazioni salpate dalla Somalia settentrionale.

Almeno 24 persone non sono sopravvissute al viaggio. La maggior parte dei corpi sono stati rinvenuti l’altro ieri in spiaggia e molti altri ieri.

Un totale di 195 rifugiati e migranti hanno compiuto il viaggio su due imbarcazioni sovraffollate, partite dal porto della città di Bosaso, nella regione settentrionale del Puntland. I migranti sono stati obbligati dai trafficanti a gettarsi in mare quando si trovavano a 400 metri dalla costa dello Yemen. Alcuni sopravvissuti sono stati curati da MSF per ferite da pugnale: i trafficanti li hanno accoltellati al loro rifiuto di gettarsi in acqua quando ancora si trovavano in mare aperto.

Il 60% dei sopravvissuti di quest’ultimo viaggio era di origine etiope, il resto erano somali. Le barche cariche di migranti arrivano costantemente sulle coste meridionali dello Yemen. Si tratta in maggioranza di cittadini della Somalia in fuga da guerra e persecuzioni. Gli etiopi raccontano di fuggire dalla violenza che colpisce alcune zone del paese. Dall’inizio dell’anno, 350 persone sono morte tentando il viaggio. Il dato è probabilmente troppo basso, dal momento che molti corpi sono dispersi in mare e altri vengono sepolti velocemente e senza annunci dagli abitanti dei villaggi lungo le coste.

La testimonianza di una migrante
Un bambino di un anno e mezzo ha raggiunto la costa insieme alla zia di vent’anni. Erano partiti da Bosaso con la mamma di 24 anni, dopo aver viaggiato dalla regione di Oromo, in Etiopia, verso la Somalia settentrionale, in cerca di una vita migliore in Yemen. La zia del bambino ha cercato invano la propria sorella in spiaggia, anche lei gettata in mare. Sette ore dopo, un pescatore yemenita ha trovato la mamma del bambino in acqua, viva per miracolo.

“La barca era piena di gente. Cibo e acqua erano solo per i trafficanti, – ha raccontato la donna – per noi non c’era niente. Se ci muovevamo, ci prendevano a calci. Se qualcuno moriva sulla barca, lo gettavano in mare: l’ho visto con i miei occhi”.Ventiquatt’ore dopo la terribile esperienza vissuta, era ancora molto scossa ed esausta e camminava con fatica. “Ieri ero in mare – ha detto con un filo di voce – e non so come mi sono salvata. Solo oggi riesco a parlare. Adesso non so dove sono, ma vorrei andare nello Yemen”.

Il progetto di Medici Senza Frontiere in Yemen
Dall’inizio del 2008, MSF nello Yemen meridionale ha curato 8mila persone arrivate in barca. Ai sopravvissuti viene prestata assistenza medica d’urgenza in spiaggia, vengono consegnati vestiti asciutti e alimenti ad alto valore nutritivo. Poi vengono trasportati al Centro di prima accoglienza delle Nazioni Unite nella città di Ahwar, dove MSF ha una clinica medica e presta assistenza psicologica. MSF ha avviato il progetto nello Yemen del Sud a settembre del 2007. A giugno del 2008, MSF ha pubblicato il rapporto dal titolo “No Choice”, che documenta le condizioni del pericoloso viaggio verso lo Yemen e con il quale si chiede maggiore assistenza alle migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in fuga dai loro paesi. Il rapporto in pdf (in inglese): http://www.medicisenzafrontiere.it/Immagini/file/comunicati_stampa/rapporto_Yemen_ING.pdf

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30/11/2008

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE ELETTO DEGLI USA BARACK OBAMA

Caro Senatore Barack Obama,
ci congratuliamo con Lei e con tutti i cittadini statunitensi per la sua elezione a Presidente. Le auguriamo di poter dimostrare, concretamente, ciò che Lei stesso ha dichiarato nel suo primo discorso dopo le elezioni: “la vera forza della nostra nazione non nasce dalle armi o dalle ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza”.
Il 34esimo Presidente degli USA, il generale Dwight Eisenhower, che di guerra se ne intendeva essendo stato il comandante in capo delle forze alleate in Europa durante il secondo conflitto mondiale, disse: “Io odio la guerra come solo un soldato che l’ha vissuta può odiarla, così come uno che ha visto la sua brutalità, futilità, stupidità”, ed anche “Ogni cannone costruito, ogni nave da guerra varata, ogni missile sparato, significa, alla fine, un furto verso coloro che hanno fame e devono essere sfamati, verso coloro che hanno freddo e non hanno di che coprirsi. Questo mondo non spende per le armi solo denaro, ma spende il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi figli. Questo non è un modo di vivere nel vero senso della parola. Sotto le nubi della guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro” (16 Aprile 1953). E nel suo discorso di commiato alla nazione dopo due mandati, il 17 gennaio 1961, ammonì la popolazione del suo paese a fare attenzione al complesso militare–industriale che non era affatto interessato alla pace ma che avrebbe tentato, per mantenersi in vita e potenziarsi, di portare il paese nuovamente in guerra.
In questo momento di profonda recessione, ci auguriamo che Lei sia convinto, come lo siamo noi, del fatto che l’attuale situazione del mondo richiede un cambiamento totale di politica estera con una riduzione fortissima delle attuali spese militari, e l’incremento invece di quelle a scopi civili. Come ha scritto il Pastore evangelico tedesco Bonhoeffer (fucilato dai nazisti per la sua tenace opposizione al regime) “le armi uccidono anche se non vengono usate”. Infatti i soldi impiegati nella costruzione di armi, oltre a servire per uccidere esseri umani e distruggere beni fondamentali, sono tolti allo sviluppo sociale ed economico, accrescono il divario tra ricchi e poveri, e portano ad una occupazione molto inferiore a quella che si avrebbe se gli stessi fondi fossero impiegati a scopi civili. Anche il programma da lei meritoriamente annunciato di riconvertire l’intera economia statunitense dall’attuale dipendenza dalle fonti fossili, rovinose per l’ambiente, alla fonte solare sarà difficilmente realizzabile a causa delle elevatissime spese militari.
Spese che, d’altro canto, non consentiranno di cogliere l’obbiettivo che viene invocato a loro giustificazione, quello cioè di combattere il terrorismo perché, anzi, non faranno che incrementarlo. Il suo paese, pur avendo solo il 5 % della popolazione mondiale, utilizza per le armi e per la guerra quasi la metà di tutte le spese mondiali in questo campo. Ed i paesi ricchi del G8, tra cui il nostro, insieme ai due paesi dell’Asia che stanno seguendo il modello di sviluppo occidentale (India e Cina), pur non raggiungendo tutti insieme nemmeno la metà della popolazione mondiale, utilizzano oltre l’80% delle spese mondiali di questo settore. Questo squilibrio di spese militari nei rapporti internazionali, soprattutto quando sono aperti conflitti annosi, come quello tra Israele e Palestina, se i paesi che spendono meno per gli eserciti e le armi non vogliono accettare il dominio di quello che è stato definito il “nuovo impero”, e non scoprono l’efficacia di portare avanti una lotta di tipo nonviolento, fa si che essi siano stimolati ad inventare nuove armi, efficaci, ma poco costose, capaci di colpire al cuore l’avversario. E queste nuove armi sono i cosiddetti kamikaze, che fanatizzati, si immolano uccidendo molte persone facenti parte del campo avverso, oppure il collocamento di bombe e di altri strumenti mortali in treni o in altri gangli vitali della società occidentale, come è successo, oltre che in Usa, in Spagna ed in Inghilterra, e come si teme spesso succeda anche in altri paesi, compreso l’Italia. Questo ha portato il livello di insicurezza della vita del singolo cittadino di tutti i paesi del mondo ricco, che pure, per difendersi, hanno la maggior parte e le più potenti armi del mondo, ad un livello mai raggiunto finora. Il mondo ricco risponde aumentando e potenziando le sue armi, ed incrementando perciò lo squilibrio di potenza armata tra sé e gli altri, che, a loro volta, rispondono intensificando le proprie attività di tipo terroristico. E’ un circolo vizioso che va superato.
In particolare la presenza dei militari e delle basi statunitensi in Italia è ingombrante e sempre meno accetta. L’esistenza nel nostro territorio di basi americane (Aviano) ed italiane (Ghedi) che contengono testate nucleari, che sono armi di attacco e non certo di difesa, è in totale contrasto con l’art. 11 della nostra Costituzione che recita testualmente “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. I nostri movimenti hanno raccolto migliaia di firme di cittadini italiani per due progetti legge di iniziativa popolare, presentati al Parlamento italiano, per l’eliminazione dal nostro territorio delle testate nucleari e per la chiusura di queste ed altre basi militari. Inoltre la decisione dell’amministrazione Bush (che ha sostenuto una politica militare aggressiva, con la teorizzazione addirittura della “guerra permanente e preventiva”), di raddoppiare la base americana di Vicenza, sta portando la popolazione di quella città, che in stragrande maggioranza non vuole quella nuova base, a continue agitazioni e proteste che sono state accolte anche dal tribunale amministrativo della Regione di quella città. Il governo italiano attuale, che ha dimostrato ripetutamente il suo appoggio alla politica aggressiva dell’amministrazione americana uscente, ha ignorato questa sentenza e la volontà espressa dai cittadini di quella città, dando il via all’inizio dei lavori di questa seconda base.
Noi siamo amici del popolo americano, e gioiamo per il fatto che tra poco sarà Lei a rappresentarlo. Per questo speriamo che Lei decida di cambiare completamente la politica estera del suo paese. In un convegno da noi organizzato per la prevenzione dei conflitti armati e per la creazione di corpi appositamente preparati a questo scopo (Corpi Civili di Pace) è emerso che attualmente per la prevenzione dei conflitti armati si spende 1 euro contro i 10.000 euro utilizzati per realizzare le guerre. Se questo squilibrio continua il mondo futuro sarà davvero una guerra permanente. Bisogna rovesciare questo andamento. Le facciamo presente una nostra proposta per superare la controversia di Vicenza e per una nuova collaborazione di pace trai nostri due paesi: Creare una struttura dove Usa, Canada ed Europa possano lavorare insieme, alla pari e sul lungo periodo, nel campo della prevenzione e soluzione con mezzi civili dei conflitti che mettono in pericolo la vita di milioni di persone Facendo questo tipo di intervento nel Peace Keeping Civile riconosciuto
dall'Agenda per la Pace dell'Onu, in modo da sperimentarlo come strumento
efficace nelle prossime crisi internazionali. L'Europa, anche grazie ai paesi non allineati e non facenti parte della Nato, come la Svezia, la Finlandia e l’Austria, ha molto da offrire: il concetto di "potenza civile" su cui basa la sua azione nel sistema internazionale, le singole esperienze di diplomazia popolare e di quella su più livelli, le nuove politiche di prevenzione dei conflitti nell’Est Europa e nel Caucaso. Anche gli Usa possiedono però un enorme patrimonio storico e di competenze scientifiche sul tema della prevenzione dei conflitti e dell'intervento civile, di mediazione per la soluzione delle crisi: dallo storico accordo di Camp David, a istituzioni come l'Usip (United States Institute of Peace,), ai centri di Document/Azione Martin Luther King e Carter di Atlanta, fino a singoli progetti di ricerca e intervento per una soluzione pacifica ai conflitti (come Preventing Deadly Conflict). A partire da tutto ciò, il movimento di Vicenza potrebbe invitare un tipo diverso di presenza statunitense ed internazionale: non migliaia di paracadutisti pronti a intervenire militarmente ai quattro angoli del mondo, ma un Centro per la prevenzione e l'intervento civile nei conflitti, dove i Paesi europei, Usa e Canada (paese quest'ultimo molto impegnato in politica estera sul concetto di “sicurezza umana”), e tutti gli altri interessati a sviluppare il Peace Keeping Civile dell’ONU, possano discutere e preparare insieme modalità civili di soluzione delle crisi e di prevenzione di escalation violente, e addestrare corpi civili di pace per interventi non armati. Una struttura civile, a basso impatto ambientale e urbanistico. Vicenza diverrebbe così un nuovo luogo di dialogo e produzione di politiche per la pace e per lavorare in maniera diversa alla sicurezza umana e sociale.
Sappiamo che anche Lei, come noi, nutre rispetto e ammirazione per il mahatma Gandhi e per il dottor Martin Luther King. Nella loro memoria, ci auguriamo che Lei mediti su questa proposta e che si possa collaborare insieme per realizzarla.
Accetti la nostra stima e i nostri migliori saluti.

Firme (in ordine di adesione): L’Associazione Onlus “Berretti Bianchi”, La Fucina per la Nonviolenza (sezione fiorentina del Movimento Nonviolento), La Comunità per lo Sviluppo Umano ed il Movimento Umanista di Firenze, l'Associazione Locale Obiezione e Nonviolenza-gruppo azione nonviolenta Forlì-Cesena (alon-gan fc), l’IPRI-Rete Corpi Civili di Pace, il Movimento Nonviolento, la Tavola della Pace del Friuli Venezia Giulia, il Centro Gandhi Edizioni ed i Quaderni Satyagraha di Pisa, il Centro Studi Sereno Regis di Torino, Agenzia per la pace Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario, Ecoistituto del Piemonte, Commissione Comunale per la Pace del Comune di Bagno a Ripoli (Fi.), U.S. Citizens Against War in Florence, Italy , Associazione Peacelink, Free Lance International Press, Lega per il Disarmo Unilaterale, Rete “Europe for Peace”, Movimento Internazionale per la Riconciliazione, Tavolo di consultazione No Dal Molin. Noi siamo Vicenza , costituito dalle seguenti associazioni : (AltraVicenza, ASOC, APRIRSI, Associazione VicenzaCapoluogo, Beati i Costruttori di Pace, CGIL, Comitato Immigrati S. Pio X, Comitato Più Democrazia e Partecipazione, Coordinamento Comitati Cittadini, Comitato per l'Aeroporto Civile, Coordinamento Cristiani per la Pace, Deliberamente, Donne in rete per la pace, Ecoistituto del Veneto, Emergency, Equistiamo, Famiglie per la Pace, Federazione Verdi Vicenza, Festambiente, Fronte della Cultura, Granello di Senape, Gruppo Presenza a Longare, Laboratorio della Convivenza Civica, Legambiente Movimento dei Consumatori, Movimento Gocce di Giustizia, MIR :Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Opera Nomadi Vicenza, Operatori Sanitari per la Pace, Pax Christi, Preti No Dal Molin, Progetto Sulla Soglia - Coop. Soc. Tangram, Rete Famiglie Aperte, Coop. Soc. Insieme-, Rete Lilliput, Sinistra Democratica, Tra Due Mondi, UNICOMONDO), Mondo senza guerra, Casa per la Nonviolenza e la rivista “Il grido dei poveri” di San Ferdinando di Puglia (Foggia), Mensile “Azione Nonviolenta”.

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26/11/2008

FRA LE CREPE DEL DESTINO, ESCE LA FORZA

so già in partenza
della forza
del destino, e quindi
mi aspetto
che tutti sappiate riconoscere
il crepuscolo
che svela quale colore
fa arrossire i miei occhi

un discorso iniziale
non trarrebbe
abbastanza giustizia
dal veleno
cui riverso le similitudini
della mia incredulità

ottempero
a quella che è una cerimonia
che rispecchia
la sacralità di un muro
rimasto
incollato ad ogni tallone
della mia faccia

vorrei trovare un libro adatto
ai miei pensieri,
e da questa ammissione
vi posso svelare
che sto già rimpiangendo
quelle vecchie case di specchi
in cui un gesto
aveva il sapore di un puro
diametro di sacrificio

se solo il mondo
potesse inglobare tutta una dedica
su cui far arrivare
il sapore della candela di una finestra
aperta nel legame
di un scialba e irrequieta lontananza

il sorriso formatosi
su una porta lasciata aperta
ricade sul dovere
del più grande assassino
del significato distorto
dei sogni

(Lido di Venezia [VE], 26 Novembre ‘08)

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08/11/2008

IRAN: MINORENNE IMPICCATO PER OMICIDIO

IRAN: MINORENNE IMPICCATO PER OMICIDIO
30 ottobre 2008: un giovane afghano è stato impiccato in Iran per un omicidio commesso all’età di 17 anni.

La notizia dell’esecuzione è comparsa sul sito web delle autorità giudiziarie di Isfahan, che identifica il ragazzo solo come Gholamreza H., 19 anni, riconosciuto colpevole di un omicidio risalente al 20 novembre 2006.
Due settimane fa, il Vice Procuratore di Stato iraniano, Hossein Zabhi, ha dichiarato che una nuova direttiva dell’autorità giudiziaria proibisce nel paese l’esecuzione di minorenni riconosciuti colpevoli di reati di droga, mantenendo tuttavia la pena di morte per quelli colpevoli di omicidio.
In base alla direttiva – ha spiegato Zabhi – i giudici continueranno nel rispetto delle leggi islamiche iraniane ad emettere condanne a morte nei confronti di minori di 18 anni responsabili di omicidio, nel caso in cui la famiglia della vittima non accetti il pagamento del “prezzo del sangue”, accordando il perdono al colpevole.
"Non possiamo rifiutare alla famiglia della persona uccisa il diritto legale di reclamare la ‘qisas’, il principio cioè dell’occhio per occhio”, ha detto il Vice Procuratore.
La pena di morte è prevista in Iran per omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il Governo, adulterio, prostituzione, omosessualità, reati legati alla droga.
Per saperne di piu' : http://in.reuters.com/article/worldNews/idINIndia-36317120081104

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

GIAPPONE: MINISTRO GIUSTIZIA, IPOTESI ABOLIZIONISTA ‘NON APPROPRIATA’
4 novembre 2008: il Ministro della Giustizia giapponese ha respinto l’ipotesi di abolire la pena di morte nel paese. “Non è appropriato mettere fine alla pena capitale”, ha detto il ministro Eisuke Mori in conferenza stampa, dopo una riunione del Consiglio dei ministri.
Le dichiarazioni di Mori giungono dopo che, la scorsa settimana, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite aveva chiesto al Giappone di considerare l’ipotesi abolizionista, senza farsi condizionare dalla propria opinione pubblica, in larghissima parte favorevole al mantenimento della pena.
Nel suo primo rapporto sul Giappone in 10 anni, il Comitato ha sottolineato come spetti al governo di Tokyo dare impulso al dibattito sull’abolizione della pena di morte, chiedendo alle autorità nipponiche di informare la popolazione, rendendola consapevole di quanto possa essere desiderabile la sua eliminazione.
Lo scorso 28 ottobre due uomini sono stati impiccati in Giappone per omicidio, portando così a 15 le esecuzioni praticate nel paese dall’inizio dell’anno.
I giustiziati – ha reso noto il Ministero della Giustizia - sono Michitoshi Kuma, 70 anni, e Masahiro Takashio, 55, riconosciuti colpevoli rispettivamente del sequestro e omicidio di due bambine nel 1992 e degli omicidi a scopo di rapina di due donne nel 2004.
Le 15 impiccagioni praticate finora quest’anno rappresentano un record dal 1975, anno in cui le esecuzioni in Giappone furono 17.
Per saperne di piu' : http://afp.google.com/article/ALeqM5jgQeXaWHHNsj3IN6Lc0CT_8A4LWA

PAKISTAN. ‘CYBER-TERRORISMO’ PUNIBILE CON LA MORTE
6 novembre 2008: chiunque provochi il decesso di persone attraverso il "cyber-terrorismo" potrà essere punito in Pakistan con la morte, in base ad un decreto promulgato dal Presidente Asif Ali Zardari.
La legge sulla Prevenzione dei Reati Elettronici sarà applicata a tutti coloro che commettono crimini contro la sicurezza nazionale attraverso l’uso di computer o di altri congegni elettronici, indipendentemente da nazionalità o luogo di residenza, stabilisce l’ordinanza del governo.
Il testo definisce "cyber-terrorismo" l’accesso ad una rete informatica o sistema elettronico da parte di qualcuno che “consapevolmente voglia commettere un atto terroristico o tenti di farlo”.
La legge elenca una serie di “atti terroristici”, inclusi furto e riproduzione, o tentato furto e riproduzione, di informazioni classificate come necessarie per la realizzazione di qualsiasi tipo di arma chimica, biologica o nucleare.
Stabilisce inoltre pene da tre a 10 anni di carcere per altri reati come l’ingresso illegale nei sistemi elettronici di qualsiasi installazione classificata come sensibile, la frode e la contraffazione elettronica, il danneggiamento di sistemi, l’accesso non autorizzato a codici ed il loro uso improprio.
Per saperne di piu' : http://www.asianews.it/index.php?l=en&art=13695&size=A

TANZANIA: SONO 286 I PRIGIONIERI DEL BRACCIO DELLA MORTE
31 ottobre 2008: sono 286 i prigionieri del braccio della morte in Tanzania, ha detto all’Assemblea Nazionale il vice-ministro per gli Affari Interni Hamisi Kagasheki.
Il Vice-ministro rispondeva al deputato Ponsiano Nyami, del CCM (Partito della Rivoluzione), che aveva chiesto informazioni sul numero di detenuti nel braccio della morte, sul numero di impiccagioni e sul periodo più lungo trascorso da un prigioniero in attesa dell’esecuzione.
L’attesa più lunga è stata di 25 anni, ha detto Kagasheki, sottolineando che la pena di morte rappresenta una questione molto controversa e che “uccidere qualcuno è una cosa molto seria”.
L’ultima esecuzione praticata in Tanzania risale al 1994, ha aggiunto il Vice-ministro.
Il deputato Nyami ha domandato perchè il Presidente non firmi ordini di esecuzione, evitando così i costi relativi al mantenimento di persone che dovrebbero morire.
Tenere così a lungo i prigionieri nel braccio della morte – ha aggiunto Nyami – rappresenta un’inutile tortura psicologica, dal momento che i prigionieri vivono costantemente nell’angoscia.
Intanto, gli attivisti tanzaniani del “Legal and Human Right Centre” (LHRC), e del Southern Africa Human Rights Non-Governmental Organizations (SAHRINGON), hanno recentemente dato vita ad una marcia per chiedere al governo di abolire la pena di morte, considerata una violazione del diritto alla vita.
Da parte sua, il Governo ha già detto quest’anno, attraverso il ministro della Giustizia e della Costituzione Mathias Chikawe, che sta raccogliendo opinioni sull’abolizione o meno della pena di morte.
Per saperne di piu' : http://ippmedia.com/ipp/guardian/2008/11/01/125521.html


SOMALIA: LA RAGAZZA LAPIDATA AVEVA 13 ANNI

31 ottobre 2008: la giovane lapidata il 27 ottobre nella città somala di Kismayo aveva soltanto 13 anni e non 23, come ritenuto in un primo momento da alcuni giornalisti locali sulla base del suo aspetto fisico.
Lo rende noto Amnesty International, aggiungendo che la giovane - Aisha Ibrahim Duhulow – era stata accusata di adulterio dopo che lei stessa aveva tentato di denunciare lo stupro subito da tre uomini.
La lapidazione è avvenuta in uno stadio ad opera di membri della milizia islamica Al-Shabab, che controlla la città portuale di Kismayo, davanti a circa 1.000 spettatori.
La detenzione subita avrebbe stremato Aisha a tal punto da sconvolgere la sua salute mentale, secondo diversi testimoni.
Nessuno degli uomini da lei indicati come autori dello stupro è stato arrestato.
È la prima lapidazione di cui si abbia notizia in Somalia dalla fine del 2006, da quando cioè le truppe del governo transitorio di Mogadiscio hanno sconfitto le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia.
I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto hanno riconquistato Kismayo, imponendo leggi ispirate alla più severa concezione dell'Islam.
Per saperne di piu' : http://www.guardian.co.uk/world/2008/nov/03/somalia-rape-amnesty

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06/11/2008

Doctor visits Myanmar's Aung San Suu Kyi: witnesses

YANGON (AFP) — A doctor visited Myanmar's detained democracy leader Aung San Suu Kyi on Thursday, witnesses said, two months after her refusal of food supplies sparked concerns that she was malnourished.

Her regular doctor Tin Myo Win and his assistant went into the lakeside compound where Aung San Suu Kyi is detained in the early afternoon and stayed for about two hours, witnesses near her Yangon home told AFP.

There was no information about the nature of the visit, but a spokesman for her National League for Democracy party has previously said that Aung San Suu Kyi was given a clean bill of health after the doctor's last visit in October.

Tin Myo Win gave Aung San Suu Kyi an intravenous drip on September 14, about a month after she began refusing food rations delivered to her home, prompting her lawyer Kyi Win to describe her as "malnourished."

The NLD and Kyi Win always denied the 63-year-old was on hunger strike, but said she was only eating small amounts of food to call for greater human rights in Myanmar and to protest her detention.

Aung San Suu Kyi, who has no other source of food aside from the daily supplies provided by the military regime, started accepting the food rations again a few days after being given the drip.

The Nobel peace prize winner had been detained for most of the past two decades. She is kept mostly isolated from the outside world, only receiving occasional visits from her doctor and lawyer.

Her NLD won a landslide victory in a 1990 election but the military never allowed it to take office and instead cemented its decades-long grip on power.

02/11/2008

RDC: CATASTROFE IN VISTA

AMNESTY INTERNATIONAL: CATASTROFE IN VISTA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO SE LE TRUPPE DELLE NAZIONI UNITE NON SARANNO RINFORZATE

Amnesty International ha dichiarato oggi che la situazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria, a meno che la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite (Monuc) non riceva rinforzi adeguati a proteggere i civili.

‘Sollecitiamo il Consiglio di sicurezza a fornire immediata assistenza alle truppe Onu, sotto forma di ulteriore personale, supporto aereo e altro equipaggiamento. Solo cosi’ sara’ possibile interrompere gli attacchi dei gruppi armati contro la popolazione civile e rafforzare l’embargo Onu sull’Rdc, coerentemente col mandato attuale della Monuc’ – ha dichiarato Tawanda Hondora, vicedirettore del Programma Africa di Amnesty International.

La crisi umanitaria e dei diritti umani nella regione orientale dell’Rdc si e’ acuita all’inizio del mese, quando il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidato dall’ex generale Laurent Nkunda, ha lanciato una nuova offensiva contro le forze governative minacciando di
prendere Goma, la capitale della provincia.

L’accordo di pace siglato quest’anno a gennaio non ha fermato il conflitto nel Nord Kivu. I combattimenti coinvolgono l’esercito regolare congolese (Fardc), il Cndp dell’ex generale Nkunda, varie milizie locali mayi-mayi e un altro gruppo armato, le Forze democratiche ruandesi per la liberazione del Ruanda (Fdlr).

‘La comunita’ internazionale non deve rimanere a guardare in un momento in cui il conflitto nell’est del paese rischia di degenerare ai livelli di violenza del periodo 1998 – 2002, quando morirono tre milioni di persone. Questa cosa non deve succedere ancora una volta’ – ha ammonito Hondora. ‘I leader mondiali devono premere sulle parti in conflitto, specialmente sul Cndp, e sui governi che possono esercitare influenza, come quello del Ruanda, per impedire ulteriori vittime civili’.

Anche nella regione dell’Ituri c’e’ stata una significativa ripresa della violenza dei gruppi armati, mentre nel distretto di Haut-Ue’le’, nella provincia orientale, gli attacchi contro i civili e i rapimenti di bambini da parte dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), il gruppo armato di opposizione ugandese, si sono intensificati costantemente nell’ultimo anno.

A causa di questa nuova esplosione di violenza, gli sfollati hanno superato la cifra di un milione. Intere comunita’ sono state sradicate dalle proprie terre e le peggiori conseguenze le hanno subite donne, bambini e anziani.

La Monuc ha il mandato di garantire la protezione dei civili, compreso il personale umanitario, da imminenti minacce di violenza fisica.

Amnesty International sollecita una ferma azione internazionale per spingere i governi dell’Rdc e del Ruanda a rispettare gli impegni assunti con la dichiarazione congiunta firmata a Nairobi nel novembre 2007, in particolare quelli di porre fine alla reciproca propaganda negativa e di astenersi dal fornire sostegno ai gruppi armati, compresi il Cndp e l’Fdlr.

‘Gli attacchi deliberati o indiscriminati contro i civili o contro i peacekeeper che stanno svolgendo il proprio dovere di proteggere i civili, costituiscono crimini di guerra. I civili stanno subendo le conseguenze peggiori e tutto questo non puo’ andare avanti’ – ha concluso Hondora.

Amnesty International chiede inoltre a tutte le parti in conflitto di garantire che le agenzie di soccorso umanitario non siano intralciate nella fornitura di aiuti umanitari agli sfollati e ai feriti.

Dal 1998 oltre cinque milioni di persone sono morte nel conflitto dell’Rdc.

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NORD KIVU (RDC): MEDICI SENZA FRONTIERE RAFFORZA IL PROPRIO INTERVENTO NELLE ZONE DEL CONFLITTO E ASSISTE I RIFUGIATI CHE STANNO ARRIVANDO IN UGANDA

URGENTE BISOGNO DI ACQUA POTABILE, COPERTE, CIBO. IN UN SOLO OSPEDALE CURATI IERI 83 FERITI

(Goma Roma 31 ottobre 2008) MSF continua a lavorare a Goma e in altre città e villaggi del Nord Kivu e sta rafforzando le proprie équipe e le operazioni di soccorso rivolte alle decine di migliaia di persone costantemente in fuga dalla guerra. A Kitchanga, Masisi, Mweso, e Rutshuru, MSF è oggi l’unica organizzazione umanitaria internazionale rimasta ad assistere la popolazione. Le persone in fuga dagli scontri e che hanno trovato rifugio in centri di raccolta, campi sfollati o in altri luoghi hanno urgente bisogno di acqua potabile, beni di prima necessità come coperte teli di plastica per costruire ripari e cibo.

Rifugiati in fuga verso l’Uganda

Presso Kisoro (Sud-Ovest dell’Uganda), team di MSF hanno trovato circa 4000 rifugiati provenienti dal Nord Kivu e altri a Kitagoma e Ishasha. In queste ore MSF sta allestendo un sistema di cliniche mobili per fornire assistenza medica di base.

Goma

A Goma un team di MSF sta lavorando nell’ospedale locale per garantire il funzionamento della struttura. Un team medico composto da sei persone sta curando i feriti presenti nella struttura. Molti abitanti di Goma, dove oggi la situazione sembra essere più calma, hanno abbandonato la città. Molti edifici pubblici come scuole ed luoghi religiosi vengono occupati in queste ore da persone che fuggono dalle zone degli scontri e che stanno arrivando in città in piccoli gruppi. Un team di MSF sta effettuando un monitoraggio di questi luoghi per garantire assistenza medica di base per queste persone. Un vasto numero di sfollati è arrivato nella zona nord di Goma, fuggendo dalle zone a sud di Kibati. Un altro team è in arrivo a Goma per rafforzare le attività di assistenza medica per gli sfollati che si stanno ammassando nei dintorni della città. Sulla strada tra Goma e Saké, dove sono ammassate miglia di persone e dove continuano ad arrivare sfollati, un’altra équipe di MSF fornisce cure mediche di base. A Mugunga, il più grande campo sfollati appena fuori Goma, sulla strada verso Saké, MSF gestisce un centro per il trattamento del colera.

Kitchanga
Nonostante ieri non fossero possibili movimenti tra Goma e Kitchanga, le equipe di MSF presenti sul posto hanno potuto continuare a prestare assistenza medica agli oltre 28mila sfollati.

Rutshuru, Kayna, Kanyabayonga, Masisi, Mweso
Nell’ospedale di Rutshuru, un team di MSF è al lavoro 24 ore su 24 per curare i feriti -nella sola giornata di ieri MSF ha curato 83 feriti da arma da fuoco-. Nell’ospedale di Kayna, MSF ha curato 96 feriti di guerra giunti negli ultimi giorni. Tre cliniche mobili sono in questo momento a Kanyabayonga, dove stanno fornendo assistenza medica alla popolazione presente nell’area.
Team di MSF continuano a lavorare negli ospedali di Masisi e Mweso e sono operativi nell’area con un sistema di cliniche mobili.

“Da giorni stiamo aumentando i nostri sforzi per soccorrere la popolazione congolese intrappolata tra le varie linee del fronte e questo è possibile grazie al fatto che le varie parti in conflitto riconoscono il nostro ruolo di organizzazione neutrale e indipendente. Purtroppo non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione per la riduzione della presenza di organizzazioni umanitarie anche a Goma, dove stanno convergendo sempre un maggior numero gruppi di sfollati in fuga dagli scontri”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di Medici Senza Frontiere Italia.

Medici Senza Frontiere (MSF), presente nel Nord Kivu dal 1981.

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31/10/2008

EMERGENZA NORD KIVU. La situazione peggiora di ora in ora.

Repubblica Democratica del Congo, 30 ottobre 2008 – La situazione umanitaria nella regione del Kivu, nel nordest della Repubblica Democratica del Congo, peggiora di ora in ora. Migliaia di persone fuggono dai combattimenti, alcuni sono in fuga da settimane. Lo scenario è in costante cambiamento. Medici Senza Frontiere continua a fornire assistenza sanitaria indipendente nelle città e nei campi compresi all'interno dell'area del conflitto: a Kitchanga, Masisi, Mweso, Nyanzale e Kayna. MSF ha inviato cliniche mobili per raggiungere gli sfollati.

Ieri gli operatori di MSF avevano individuato 31 casi di colera al campo sfollati di Mugunga, nelle vicinanze di Goma, dove l’organizzazione ha immediatamente allestito un centro per il trattamento del colera. MSF è seriamente preoccupata per il rischio epidemia, facilitato dal massiccio spostamento della popolazione. Il colera è una malattia trasmessa prevalentemente da acqua e cibo contaminati dal batterio vibrio cholerae diffuso attraverso feci e vomito. Il colera ha una velocità di propagazione altissima e, se non trattato, ha un tasso di mortalità tra il 25% e il 50%.

A Kitchanga, Masisi, Mweso e Rutshuru, MSF è l'unica organizzazione internazionale rimasta per dare assistenza medica e umanitaria. Nei giorni scorsi il team medico di MSF a Rutshuru ha curato una settantina di feriti, lavorando senza sosta. Un team di MSF supporta anche l'Ospedale di Goma e le aree a nord della città dove sono giunti decine di migliaia di sfollati.

"Nell'area di Kitchanga e Mweso e attorno a Masisi e Nyanzale – spiega Annie Desilets, coordinatrice del progetto di MSF a Kitchanga – utilizziamo le cliniche mobili che ci permettono di raggiungere la popolazione intrappolata e isolata in zone difficilmente accessibili. Non è sempre facile trovare gli sfollati. Sempre più spesso, quando torniamo in un villaggio dopo una settimana, lo troviamo vuoto. Non sappiamo se le persone siano in un centro o in un campo in cui possiamo assisterli, oppure se si nascondono nella foresta dove non possiamo arrivare".

Migliaia di persone, dopo alcuni scontri avvenuti lunedì vicino a Kibumba, un villaggio compreso tra Rutshuru e Goma, sono fuggite a Kibati – a 12 km da Goma – dove esistono già due campi.

"Oggi abbiamo mandato un team a Kibati – spiega Marie-Noëlle Rodrigue, responsabile del pool emergenza di MSF – per intervenire in zona. Moltissime persone, provenienti proprio dalla zona di Kibumba, erano accampate ai bordi della strada. La maggior parte di loro erano già fuggite una volta e vivevano in campi per sfollati. Ora sono ancora in fuga. Per loro la situazione è semplicemente drammatica. Hanno bisogno subito di rifugi, cibo e acqua pulita".

MSF lavora attualmente anche in tre ospedali nel Nord Kivu e opera in alcuni centri di salute, fornendo assistenza sanitaria di base e di secondo livello. L'organizzazione sta inviando anche altro operatori umanitari nella regione e al contempo sta allestendo una nuova base a Bukavu, nel Sud Kivu, per dare supporto all'intervento umanitario.

Nel 2007 MSF Italia ha stanziato 1.879mila euro per i progetti di emergenza nella Repubblica Democratica del Congo.

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29/10/2008

Terre